Perchè scegliere di non fumare

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Il Tabagismo1,2

Il tabagismo rappresenta uno dei più grandi problemi di sanità pubblica a livello mondiale ed è uno dei maggiori fattori di rischio per lo sviluppo di patologie tumorali, cardiovascolari e respiratorie. 
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il fumo di tabacco rappresenta la seconda causa di morte nel mondo e la principale causa di morte evitabile.
A livello mondiale l’OMS stima che il consumo di tabacco attualmente causi la morte di quasi 6 milioni di persone ogni anno e fra queste oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo. Tale cifra potrebbe raggiungere gli 8 milioni entro il 2030 se il consumo di tabacco non dovesse ridursi e si stima che nel XXI secolo il tabagismo causerà oltre un miliardo di morti.

I numeri in Europa1

In Europa il fumo uccide ogni anno circa 700.000 persone. Secondo i dati dell’OMS in Europa la prevalenza dei fumatori è circa del 28,6% con una grande differenza di genere (40% tra gli uomini e 18,2% tra le donne). Emerge inoltre che in media il 24% dei ragazzi di 15 anni fuma ogni settimana.

Il fumo uccide una persona ogni sei secondi ed è a tutti gli effetti un'epidemia fra le peggiori mai affrontate a livello globale.

I numeri in Italia3

Secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia sono attribuibili al fumo dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno. Oltre il 25% di questi decessi riguarda soggetti di età compresa tra i 35 e i 65 anni e questi dati fanno del fumo di tabacco la principale causa prevenibile di mortalità anche nel nostro Paese, come nel resto del mondo occidentale.

Secondo il Rapporto Nazionale sul Fumo 2016, elaborato dall’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia fumano circa 11,5 milioni di persone, di cui il 27,3% maschi e 14,2% femmine. Il consumo medio di sigarette al giorno si conferma intorno alle 13 sigarette. Oltre il 70% dei fumatori consuma più di 10 sigarette al giorno.
Nel 2016 si è osservato un lieve incremento della prevalenza di fumatori di entrambi i sessi: gli uomini passano dal 25,1% del 2015 al 27,3% del 2016, le donne dal 16,9% del 2015 al 17,2% del 2016.
Nella fascia di età compresa tra i 25 e 44 anni si registra la prevalenza maggiore di fumatori di entrambi i sessi (24,1% delle donne e 31,9% degli uomini).

Si inizia a fumare mediamente a 17,9 anni con un gap tra uomini e donne di circa un anno (17,4 anni gli uomini, 18,7 le donne). Circa il 70% dei fumatori ha iniziato tra i 15 e i 20 anni e il 13,8% anche prima dei 15 anni. La motivazione principale all’iniziazione al fumo di sigaretta rimane, costantemente nel tempo, l’influenza dei coetanei.

I rischi4

Nel fumo di tabacco sono presenti circa 7.000 componenti di cui 81 ritenuti cancerogeni o potenzialmente tali nell’uomo. Il fumo è il principale fattore di rischio non soltanto per lo sviluppo di tumori del polmone, ma anche di malattie respiratorie non neoplastiche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e cardiovascolari: un fumatore ha un rischio di morire per un infarto da 3 a 5 volte maggiore rispetto ad un non fumatore.
In generale, va considerato che la qualità di vita del fumatore è seriamente compromessa a causa della maggiore frequenza di patologie respiratorie (tosse, bronchiti ricorrenti, asma) e cardiovascolari (ipertensione, ictus, infarto) che possono limitare le attività della vita quotidiana. Per i tabagisti la probabilità di ammalarsi e/o di subire infortuni in ambiente di lavoro è aumentata da 1,4 a 2,5 volte rispetto ai non fumatori.

Gravidanza5,6,7,8

La gravidanza è un periodo particolarmente delicato in cui l’abitudine al fumo può comportare seri rischi per il feto: molti studi hanno dimostrato che il tabagismo della madre, durante la gravidanza, è una delle cause di aborto spontaneo, di parto prematuro e di aumento della mortalità e morbilità perinatale e infantile; inoltre è causa di aumentato rischio di sindrome di morte improvvisa del lattante, di basso peso alla nascita e di sindrome da astinenza neonatale da nicotina. Le madri che fumano producono meno latte e di minore qualità rispetto alle non fumatrici e la produzione di latte termina più precocemente.

Gli studi evidenziano, inoltre, come l’esposizione al fumo sia correlata con un minore peso alla nascita, ritardo dello sviluppo cognitivo nell’infanzia, un rischio maggiore di infezioni respiratorie ed asma. Inoltre l’esposizione durante il periodo dell’allattamento determina cambiamenti metabolici che con la crescita portano allo sviluppo di squilibri ormonali, come iperglicemia e obesità.

Smettendo di fumare il rischio si riduce dopo solo un anno di astinenza. Dopo 20 anni diventa simile a quello di chi non ha mai fumato.

Nell’uomo9

Negli uomini il fumo di sigaretta amplifica notevolmente il rischio di impotenza, specie se associato a patologie cardiovascolari. Per contrastare questo problema, che racchiude sia aspetti sanitari che sociali, è fondamentale elaborare programmi di prevenzione da rivolgere sia a tutta la popolazione che a gruppi e individui a rischio, in particolare i giovani, con l’obiettivo di contrastare l’abitudine al fumo attraverso un’adeguata informazione. Uno degli ambienti principali dove poter sviluppare programmi di prevenzione efficaci è quello scolastico, mediante iniziative volte a fornire informazioni corrette sul tabacco e, contestualmente, a stimolare nei ragazzi lo sviluppo di competenze come il pensiero critico e la capacità decisionale. L’efficacia di questi interventi aumenta se viene coinvolta la famiglia e il contesto sociale di appartenenza.

 

Smettere di fumare è una scelta che richiede forte motivazione e forza di volontà: in Italia negli ultimi anni sono nati i Centri Antifumo, strutture dedicate che costituiscono un'importantissima risorsa per aiutare le persone a smettere di fumare e offrono programmi di assistenza basati sulla terapia farmacologica, sul counselling individuale e sulla terapia di gruppo. 
I Centri Antifumo vengono ogni anno censiti e aggiornati dall'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga, (OssFAD)10, dell'Istituto Superiore di Sanità e, ad oggi, risultano attivi in Italia 363 Centri, di cui 305 afferenti al SSN e 58 alla LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori)11.

Glossario

Referenze

  1. Global report on trends in tobacco smoking. Accessed June 2017
  2. Kobeissy FH, Guingab-Cagmat J, Bruijnzeel AW, Gold MS, Wang K. Effect of Second-Hand Tobacco Smoke on the Nitration of Brain Proteins: A Systems Biology and Bioinformatics Approach. Methods Mol Biol 2017; 1598: 353-372.
  3. Ministero della salute. Tabacco. Accessed June 2017
  4. Meyers TJ, Chang SC, Chang PY, Morgenstern H, Tashkin DP, Rao JY, Cozen W, Mack TM, Zhang ZF. Case-control study of cumulative cigarette tar exposure and lung and upper aerodigestive tract cancers. Int J Cancer 2017; 140: 2040-2050.
  5. Abbott LC, Winzer-Serhan UH. Smoking during pregnancy: lessons learned from epidemiological studies and experimental studies using animal models. Crit Rev Toxicol. 2012 Apr;42(4):279-303.
  6. Chatterton Z, Hartley BJ, Seok MH, Mendelev N, Chen S, Milekic M, Rosoklija G, Stankov A, Trencevsja-Ivanovska I, Brennand K, Ge Y, Dwork AJ, Haghighi F. In utero exposure to maternal smoking is associated with DNA methylation alterations and reduced neuronal content in the developing fetal brain. Epigenetics Chromatin 2017; 10: 4.
  7. Santos-Silva AP, Oliveira E, Pinheiro CR, Santana AC, Nascimento-Saba CC, Abreu-Villaça Y, Moura EG, Lisboa PC. Endocrine effects of tobacco smoke exposure during lactation in weaned and adult male offspring. J Endocrinol 2013; 218: 13-24.
  8. Knopik VS, Maccani MA, Francazio S, McGeary JE. The epigenetics of maternal cigarette smoking during pregnancy and effects on child development. Dev Psychopathol 2012; 24: 1377-90.
  9. Harlev A, Agarwal A, Gunes SO, Shetty A, du Plessis SS. Smoking and Male Infertility: An Evidence-Based Review. World J Mens Health. 2015; 33: 143-60.
  10. Osservatorio Fumo, Alcol e Droga
  11. Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. LILT